Mi affascina da sempre il teatro per la sua artificiosità, finzione, esagerazione; elementi che servono tutti comunque a far affiorare nello spettatore forti sentimenti.
La mia formazione nasce con gli studi di scenografia, all’accademia di belle arti di Torino, di li sono partita con la mia prima mostra da Fogola.
25 teatrini luminosi dedicati all’opera lirica la voglia poi è stata quella di far uscire i personaggi dalla scatola dalla scatoletta che è il palcoscenico e un po’ alla volta timidamente hanno fatto capolino da dietro il sipario.

Il mio soggetto preferito sono sempre state le donne, le realizzo sia in terracotta che in cartapesta.
Quando lavoro la terracotta solitamente uso il “semirefrattario bianco” perché si presta molto bene alle mie sculture, posso lisciare parti o mettere in evidenza la ruvidità della chamotte; il colore bianco poi, da brillantezza agli smalti colorati. Mi piace anche lasciare molte parti non smaltate, magari solo patinate con degli ossidi.

La mia cartapesta normalmente ha un’anima in polistirolo, che poi viene cartapestata con foglietti di carta di giornale strappati a striscioline e imbibiti di colla vinilica (carta-colla), oppure viene ricoperta con una crema fatta con dei giornali lasciati a macerare in acqua e aceto alla quale poi viene aggiunta la colla vinilica (carta–pesta).
Il bello della carta-pesta è sperimentare tutti i tipi di carta che mi passano sotto mano.

Quando la colla è asciutta passo alla coloratura o patinatura, anche qua tutto è permesso: tempere, acquarelli, acrilici, veline colorate, collage, ecc…
Non uso stampi in gesso, perché mi piace fare solo pezzi unici anche se ripeto il soggetto più volte, ma voglio che ogni volta abbia la sua anima!

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